giuliano sbernaCOMMUNITY CHURCH - SD, CA.
Per conoscere una città, per capirne gli abitanti, per respirare le tensioni o le rilassatezze, le puzze e gli odori, sentire i toni delle voci, origliare passando, sbirciare aspettando e per risparmiare, bisogna camminare per le vie, pure quando queste sembrano poco raccomandabili.
Testa bassa, occhi rilassati, abbigliamento modesto, passi lenti ma non troppo ed anche le vie meno battute non saranno impercorribili.
Così sono entrato la prima volta nella “Community church”, un capannone con grandi finestre lungo El Cajon Bulevard, uno dei bulevard più grandi di San Diego. All’ingresso un’abbondante donna sulla cinquantina, nera, con gioviale espressione di benvenuto mi fa entrare e mi chiede come stò. Spesso i nostri occhi si incontreranno e con altrettanta serenità la signora placherà più o meno involontariamente l’imbarazzo ed i timori nell’essere l’unico bianco nel bel mezzo di una funzione religiosa di una delle tante comunità di neri di SD.

La struttura non è gremita: delle circa 200 persone possibili ce ne saranno circa un quarto o poco più, ma i presenti sono tutti allegri ed attenti. In fondo allo stanzone, in posizione rialzata, il pulpito, con alcune sedie accanto, e dietro le panche per il coro. In basso sulla destra due organi, una batteria ed un grande amplificatore per chitarra elettrica. Sulla batteria due cartelli che dicono a chiare lettere: “Please, do not touch” e l’altro: “Favor no tocar”; in sostanza non avvicinatevi troppo allo strumento, è delicato. Si vede che la giovane donna che successivamente gliele darà di santa ragione è in fondo molto attaccata al suo strumento.

I grandi finestroni lasciano entrare una grande quantità di luce che si mescola ai neon del soffitto. L’atmosfera è tranquilla e tutti i fedeli sono veramente felici di rivedersi, probabilmente dopo una settimana di assenza dalla funzione religiosa domenicale.
Questa è preannunciata dalle persone che cominciano a salire intorno al pulpito e dal coro nonché dai musicisti che prendono tutti la loro esatta posizione. Subito dopo anche il pastore prende possesso del pulpito e saluta tutti i fedeli.

La cronoca delle due ore abbondanti che seguono questi semplici passi è assolutamente ininfluente. Le azioni, le parole, le musiche, le teste che si muovo a tempo o che mimano il mea culpa, o che annuiscono con fare quasi ebraico, mescolano fede ad ipnotismo, ritmo a trasporto, passione a persuasione.

Il pastore è come preso da un fuoco divino e canta come un’ispiratissima superstar, e grida come il più appassionato dei comizi. La sua voce ricorda quella di James Brown, le mosse quelle di Eddie Murphie e forse anche il suo aspetto. L’organista è come appena uscita dal concerto di Zucchero, non so se avete presente la corista di zucchero che se non sbaglio è la stessa o imita con successo la corista dei Pink Floyd in “Monay”. In questo caso lei suona, ma con la stessa foga ed espressività, e tutto il coro la segue senza perdere una micronota, ed attende ogni suo gesto per passare da una battuta ad un’altra o semplicemente per interrompere una pausa appena iniziata. Ed i fedeli… che dire dei fedeli. Uno di loro è appena sceso dal letto ed, ancora in pigiama, siede in prima fila, col suo bastone. L’altro ha appena finito di lavorare o si accingerà a farlo appena finirà la funzione ed ancora o già indossa la sua divisa da poliziotto. Non staccano gli occhi e le orecchie dal pastore, quasi fosse veramente il Messia, che ogni domenica veste i panni da reverendo e scende ad illuminare le loro orecchie, i loro occhi ed i loro cuori. E ballano sul posto, gridano “Hey man!!!” “Yes man!!”, così come si batterebbe un charleston con la bacchetta, secco e preciso aggiungendo colore a colore, tono a tono. Ogni domenica alle 11,00 il capannone con finestroni diventa un tutt’uno di musica, ritmo, spirito, grida, movimento, allegria, umanità.
Una giovane coppia viene fatta alzare in piedi ed annuncia le sua prossima unione, altri vengono fatti sedere sotto al pulpito per ricevere la benedizione del pastore e della comunità riunita. Provengono da altre città o da altre parrocchie e si presentano alla loro nuova dimora religiosa. Una giovane donna descrive le attività che la comunità si sarebbe apprestata a svolgere durante la settimana, e dichiara a tutti i presenti l’ammontare delle offerte dei sette giorni appena trascorsi, in un tripudio di applausi. Subito dopo la mano dell’organista si muove in aria e la melodia riprende.
Tutto, nel nome del Signore.

Alla fine del servizio religioso mi faccio annunciare al Reverendo Claude F. Eugene, che mi riceve subito nonostante sia palesemente sfinito da due ore di intense prediche, acuti, canti e grida. Lo ringrazio per avermi dato la possibilità di aver partecipato alla sua funzione e di aver potuto scattare delle foto, e mi faccio fissare un appuntamento il mercoledì successivo per un’intervista.

Il Reverendo, Pastore Claude F. Eugene Jr ha 40 anni, una compagna ed un figlio di quattro anni, assai vivace ed irrequieto. Vive a San Diego da 11 anni e da 7 ha fondato la “Community Church”. Questa non appartiene a nessuna organizzazione o congregazione religiosa. Il pastore muove da un passato trascorso nella chiesa Battista e quindi molti degli usi della sua nuova comunità provengono da quella tradizione, ma preferiscono non avere nessuna connessione diretta con le altre confessioni. “Noi abbiamo la nostra organizzazione e la nostra autonomia”.

- Quali sono le prerogative della vostra comunità? Cosa vi distingue dalla chiesa Cattolica?

“La prima differenza con la chiesa Cattolica è che noi non abbiamo un Papa. Nella Cattolica il Papa rappresenta Dio in terra. Noi crediamo che si possa avere fede senza il bisogno di avere un Papa. Non sentiamo il bisogno di un’autorità terrena per sentire e professare il nostro credo. Non crediamo che ci sia bisogno di svelare la parola di Dio. Essa è aperta, chiara ed alla portata di tutti. Pensiamo che non ci sia una gerarchia di credi religiosi o che se non si crede nella nostra chiesa non si sarà salvati.

Un’altra cosa che ci distingue dalla religione cattolica è il concetto di transustanziazione. Per noi la cresima è un atto assolutamente non sostanziale. L’uomo non è antropofago e tanto meno vampiro. Dio deve essere creduto e non mangiato. Il credo religioso è un atto spirituale, una convinzione, una comunione spirituale e non fisica. La fusione con Dio deve essere squisitamente spirituale e non “carnivora”.

Un altro punto che ci distingue dai cattolici è il battesimo. La chiesa romana presume un peccato originale. Crede cioè che tutti gli uomini nascano peccatori e che questo peccato originario si possa lavare – ed anche qui si usa un’azione e non un processo spirituale – attraverso il battesimo. La salvazione non può passare attraverso un’azione fisica, qualunque essa sia.
Noi crediamo che l’uomo non pecchi perché questa sia la sua natura, ma che diventi peccatore a causa di un sistema sociale che lo induce a peccare ed a sbagliare. Il peccato non è ne nel sangue o nella carne ma nello spirito. Il peccatore è un uomo che vive nel buio della sua anima, alla chiesa il compito di illuminare questi uomini ed il loro cammino con la parola di Dio. Dio è l’illuminazione e nessun Papa o ostia o battesimo può dare la fede. Se un bambino invece di essere battezzato fosse educato alla parola di Dio, se egli comprende la fede e gli insegnamenti di Cristo allora sarà salvato. La chiesa ha questa funzione: educare all’illuminazione e all’allontanamaneto del peccato nel rispetto di una comunità e delle sue regole.

La castità è un’altra cosa che distingue i cattolici dalla nostra comunità. E non parlo solamente dei pastori, ma anche dei fedeli. Dio ci ha dato delle parti del corpo e non dobbiamo usarle? Perchè? Perché dare ad un pastore un organo umano che poi non potrà utilizare? Non deve anche egli contribuire alla procreazione?”

- Nella stanza accanto all’ufficio del reverendo intravedo una serie di computers e gli chiedo se offrono alla comunità anche altri tipi di servizi oltre a quelli religiosi.

“In questa luogo di credo cerchiamo di dare diversi altri servizi oltre alle funzioni religiose: i computer che vedi sono utilizzati per attività di riabilitazione. Qui incontriamo persone che hanno avuto problemi con la legge e con le altre regole comunitarie. Accettiamo adulti e bambini. Persone che non hanno avuto la fortuna di conoscere la luce divina e che abbisognano di un aiuto per incontrare il signore. Ma prima dei bisogni spirituali la gente necessita di soddisfare i suoi bisogni primari, come mangiare, bere, dormire, danaro. Se non riusciamo a nutrire il corpo come possiamo pensare di poter illuminare il loro spirito? E’ per questo che la nostra comunità cerca di aiutare le persone con programmi alimentari, educativi, di riabilitazione o riqualificazione al lavoro e poi anche con le funzioni ed i consigli spirituali e religiosi.”

- A proposito di bisogni materiali, come riuscite a finanziare le vostre attività: da dove provengono i soldi necessari ai vostri programmi sociali e spirituali?

“La nostra chiesa non prende nessun finanziamento governativo o pubblico. Si sostenta solamente delle offerte dei fedeli. Gli unici finanziamenti provengono dall’interno della nostra stessa comunità. Ad ogni fedele viene richiesta un’offerta settimanale pari ad un decimo delle sue entrate economiche. Pensiamo che i contributi dei nostri devoti rappresentino un modo per rendere omaggio al Signore della sua grazia.
Io stesso vivo di queste offerte e a mia volta ricevo un decimo del totale delle offerte. Non vivo nella ricchezza, ho una casa con due camere, un’auto modesta ed una vita spesa completamente al servizio della mia comunità. I soldi che raccogliamo con le offerte sono spesi interamente per il pagamento delle bollette, e ridistribuiti alla comunità attraverso i servizi che mettiamo a loro disposizione.”

Il pastore sembra sincero. Parla con rilassatezza e con grande calma, sembra veramente ispirato e mi convince della sua schiettezza ed io procedo con le domande.

- Cosa direbbe ad una persona per farla avvicinare alla sua chiesa? Perché far parte della sua comunità invece che ad un’altra?
Il Reverendo tentenna un po’, ci pensa su qualche buona manciata di secondi e poi mi risponde non proprio a tono, ma in modo esaustivo.

“Coloro che si vogliono unire a noi debbono attenerisi a delle regole precise:
1- credere in Cristo;
2- prendere coscienza dei tuoi peccati;
3- fare una confessione aperta; voglio dire socializzare il tuo pentimento e chiedere l’assoluzione non al pastore ma alla comunità intera e quando sei in pace con la comunità sei in pace con Dio.”

- Che ruolo ha la musica nella sua funzione?

“La musica aiuta a coinvolgere la gente. Se la funzione consistesse solamente del mio sermone sarebbe intrattenimento puro. La nostra musica coinvolge e rende i fedeli partecipi della funzione. Prepara le persone a ricevere la parola del Signore, la musica introduce alla parola di Dio, la musica è la funzione, è preghiera essa stessa.”

Fino a questo momento il pastore è avvincente ed io sto per convertirmi alla Community Church, ma poi si passa all’attualità e qui il reverendo mostrà la sua metà oscura.

- Cosa ne pensa delle politiche sull’immigrazione del suo paese?

“Io accetto tutti, le nostre porte sono aperte ad ogni individuo. Addirittura in questa chiesa consentiamo funzioni anche ad altre comunità, con religioni diverse. Ma essere cittadino americano è un privilegio e per godere dei frutti di questo privilegio bisogna rispettare delle regole.”

- Mi sta dicendo che approva le politiche sull’immigrazione?

“Sì credo che queste regole siano necessarie per garantire i privilegi di cui godiamo in America”

- E cosa ne pensa della politica estera americana?

“Se ti riferisci alla guerra penso che quella in corso sia una guerra santa per la democrazia. Credo che sia una guerra di religione. Noi americani siamo liberi e per rendere liberi anche tutti gli altri il nostro presidente deve prendere delle decisioni impopolari. Pensa ad esempio alla condizione delle donne in quei paesi dove stiamo combattendo. Non hanno nessun diritto e sono alla mercè di una società maschilista che le sfrutta e le schiavizza. Noi siamo là con i nostri soldati anche per loro. Ma non mi nascondo che sia anche una guerra economica, per il petrolio.”

- Ma solo un minuto fa mi aveva detto che si trattava di una guerra santa…..

“Sì appunto, una guerra santa ma nello stesso tempo una guerra per il controllo delle risorse petrolifere. Due facce della stessa medaglia. Bisogna domandarsi cosa significa democrazia: significa pace o significa guerra? La democrazia è un concetto non semplice…”

- E quindi pensa che il suo Presidente riceverà l’assoluzione di Dio?

“Non posso dire se sarà assolto dai peccati perché un uomo non può decidere dell’assoluzione di un altro uomo. Posso solamente dare il mio giudizio di uomo fedele e per me Bush è stato un buon presidente ed un buon fedele.”

L’ora del sermone pomeridiano si avvicina quando mi rendo conto di non essere stato un buon giornalista: le ultime risposte mi hanno spiazzato e non ho avuto più domande. Il pastore indossa la giacca da predica, mi saluta e poi insieme usciamo dal suo ufficio. Io lo saluto e lo ringrazio per la disponibilità. Ero vicino alla porta e mi apprestavo ad uscire dalla Community Church quando egli saliva le scale del pulpito ed iniziava la funzione pomeridiana di fronte ai suoi fedeli. L’ennesima predica di un ordinario mercoledì pomeriggio di San Diego, città di confine.

gallerie reportage cronaca industriale bio contatti