palestinaL'Israele è il paese dei contrasti, dell'incontro e degli scontri, delle nascite e delle morti, degli opposti; qui tutto è complesso, articolato. ogni cosa parla da secoli addietro, ogni problema ha origini millenarie. uno, due, tre dei, forse quattro o più: tutti nascono, vengono o sono destinati a morire qui. Le religioni non si contano: qui risiedono le tre grandi religioni monoteiste , ma i sottogruppi sembrano essere infiniti, drusi, samaritani, ebrei ortodossi, chassidim, cristiani ortodossi, francescani, chiese, sinagoghe, moschee, ognuno con un colore, un abbigliamento, un taglio di capelli diverso. Qui puoi parlare arabo, yddish, inglese, russo, greco, francese, italiano, e comunque ti capiscono quasi tutti. I sassi a loro volta parlano egiziano, fenicio, greco e latino. Le targhe delle macchine sono nere con le scritte bianche, bianche con le scritte verdi, verdi con le scritte bianche, gialle con le scritte nere, bianche con le scritte nere, rosse con le scritte bianche... ci sono palestinesi israeliani, giordani palestinesi, israeliani in Palestina, Gerusalemme Est, ovest, West Bank, Cisgiordania, Terra Santa, territori palestinesi, Filistea, Giudea, città chiamate campi e occupanti chiamati coloni, israeliani musulmani, palestinesi ebrei, palestinesi ebrei ma con passaporto giordano, israeliani ebrei ma in territorio palestinese, siriani israeliani. Venerdì fanno festa i musulmani, sabato gli ebrei, domenica cristiani, gli ebrei fuori dalla spianata delle moschee dalle undici alle tredici, i musulmani fuori dalla spianata dalle tredici alle quindici. In questo periodo cade il capodanno degli ebrei (settembre), ad ottobre il ramadan dei musulmani, a dicembre ci sono i cristiani. Le Ong non si contano, le ambasciate sono doppie: una a Gerusalemme Est ed una ad Ovest. Anche il clima fa un po' come gli pare: di giorno maniche corte, di notte due coperte. Una sola cosa è molto chiara: gli israeliani vogliono i palestinesi fuori dalla Palestina e con loro tutti coloro che tentano di aiutarli.

Un ringraziamento particolare a Simona Palenga che mi ha ospitato a Gerusalemme e che ha su(o)pportato per diversi giorni; all’associazione Kufia di Tulkarem ed in particolar modo a Mohammed Fawzi (Aziz) che con la sua calorosa ospitalità mi ha mostrato le vite di un campo profughi; ad Alì Abdel per la sua disponibilità a prestarsi come interprete; a quelli che mi hanno interrogato, sparato, preso in giro perché senza di loro forse non avrei avuto la determinazione necessaria; a tutti coloro che credono che un modo diverso sia possibile.

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